UGL lancia l’allarme: “All’ASL crescono le partite Iva, lavoratori senza diritti”

«Un nuovo precariato sta nascendoalla Asl di Frosinone, personale che oltre all’instabilità lavorativa è privo di qualsivoglia diritto: previdenziale, assicurativo, contributivo».

CASSINO. A denunciarlo la responsabile dell’Ugl Sanità Rosa Roccatani che segnala la massiccia assunzione di personale a partita Iva che ha superato quota 300: «E’ da qualche anno – spiega la Roccatani – che l’azienda USL di Frosinone, magari con il beneplacito Regionale, procede all’immissione in servizio di centinaia di lavoratori a Partita IVA, cosiddetti consulenti esterni, sebbene il ricorso agli stessi per legge sia consentito solo per situazioni eccezionali limitatamente a un massimo di 6 mesi, ma rivolta esclusivamente all’elevata professionalità non rinvenibile in ambito aziendale. Tutto avviene in assenza delle alcuni aspetti fondamentali: un regolare avviso delle previste prove comparative e selettive, durata – luogo – oggetto delle prestazioni e relativo compenso della collaborazione, da pubblicizzare sul sito istituzionale dell’Ente. Norme probabilmente che “sfuggono” alla Asl di Frosinone, infatti sul sito aziendale non vi è traccia: dei nominativi dei consulenti sul sito aziendale (oggetto dell’incarico) durata, luogo e compensi neppure a parlarne. Prevale invece, in occasione del reclutamento dei consulenti a Partita IVA, l’inserimento del personale sull’Albo Professionale Aziendale, i quali non è dato sapere né i criteri di scelta, né la durata dell’incarico poiché le proroghe avvengo in modo discrezionale, nonostante le norme né vietano il rinnovo. Contratti di lavoro autonomo e occasionale recita la norma, ma che di occasionale non c’è alcunché, poiché, in realtà i “cosiddetti” Consulenti sono utilizzati per sopperire l’annosa carenza di organico, palesemente riconducibili a lavoro subordinato, ma assai lontano dalle tutele che un contratto di lavoro subordinato assicura. Un comportamento sregolato lontano da qualsivoglia norma, ma che genera nei giovani, più sudditanza meno dignità e zero tutele».

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