Terremoto, la proposta di Nese al comune:«Organizziamo un’equipe di supporto psicologico per gli sfollati»

CASSINO. “Reagire” è la parola d’ordine. La tragedia del terremoto nel reatino non si ferma solo al dolore per la perdita di vite umane, all’individuazione dei fondi per la ricostruzione, ai paesi da rimettere in piedi fisicamente; ma passa soprattutto per la ricerca di un nuovo equilibrio per coloro che alla morte sono sfuggiti più o meno casualmente o sono stati strappati dai soccorritori: per questi inizia una dura ed invisibile battaglia cercando la normalità. Ma non quella fatta di lavoro, svago, rapporti e routine; ma quella che passa per l’assimilazione dello shock, la gestione della paura e delle emozioni, specialmente quando le luci mediatiche si spegneranno ed ogni sopravvissuto rimarrà solo coi suoi fantasmi.

Cassino Informa ha contattato il dott. Massimo Nese, pedagogista dell’espressione, educatore teatrale nonché Project Manager di Uland Communication; il quale lancia un appello all’amministrazione comunale al fine di organizzare una ferrata equipe di professionisti per il supporto psicologico degli sfollati reatini semmai questi dovessero arrivare a Cassino subordinatamente alla richiesta inoltrata dal sindaco di Cassino D’Alessandro di messa a disposizione di camere da parte degli albergatori della città.

Il dott. Massimo Nese
Il dott. Massimo Nese

«Ho appreso con piacere l’appello di D’Alessandro, qualora questa eventualità dovesse concretizzarsi sono pronto a confrontarmi con l’amministrazione per organizzare un’equipe di professionisti che coadiuvino (gratuitamente) i sopravvissuti nella dura fase di ritorno alla normalità- afferma Nese- uno shock del genere produce effetti dilatati nel tempo che minano la personalità e i comportamenti di chi ha vissuto certi momenti. Il corpo umano non è stato “programmato” per sopportare eventi di questa portata per cui si rende particolarmente necessario il supporto da parte di professionisti».

«L’emergenza – continua il giovane pedagogista- esige immediatamente braccia pronte a rovistare le macerie, solidarietà, indumenti. L’Italia intera ancora una volte condivide il dramma, partecipa. Le immagini parlano, le coscienze vibrano. È il bello che respira, vivo, nella tragedia. È l’umano che si fa umanamente e si incontra, si ama. Eppure c’è altro. Quando la terra avrà finito di sgranchirsi le ossa e la natura avrà smesso di rivendicare il suo dominio, quando nuove mura saranno erette e il salvabile sarà salvato, quello che resterà, per molti sopravvissuti, sarà un sisma invisibile, un moto violento di angosce; le scosse dell’animo dopo la tragedia. Cuori e menti che non sapranno riconoscere i sintomi di un trauma post-catastrofe e li subiranno inermi. Saranno molti. Giovani. Quello che serve oltre le braccia è un’equipe di psicologi e pedagogisti sul posto. Predisporre un campo all’interno del quale i professionisti, volontariamente possano accogliere i più giovani. È vitale cominciare a fornire loro le chiavi di lettura per prevenire e scardinare potenziali futuri disagi conseguenti all’esperienza vissuta. Esperienza per cui l’uomo non ha euristiche, non ha strumenti interpretativi. Preparare i ragazzi alla loro guerra personale con le proprie paure, con la propria salvezza. Salvarli vuol dire prima di tutto garantirgli la qualità di vita che tanti non ritroveranno mai più. Si può e si deve fare. È importante. Molto importante»- è il pensiero di Nese.

Cassino Informa appoggia e sottoscrive.

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