Rifiuti romani, D’Alessandro intima l’alt: «Paghiamo già il triangolo maledetto, non possiamo accoglierne altri»

Carlo Maria D’Alessandro parla ai microfoni nazionali di Sky TG 24 circa la questione dei rifiuti romani destinati dall’amministrazione Raggi nel sud del Lazio e precisamente dalla nostre parti. Il sindaco della Città Martire dà il suo altolà alla manovra dicendo: «In merito alla gestione dei rifiuti a livello provinciale e viste le recenti vicende che riguardano il comune di Roma su questa tematica, è il caso di evidenziare quale sia la situazione concernente il territorio di Cassino e del Lazio Meridionale, che ormai da anni subisce situazioni di grave disagio- dice D’Alessandro- infatti, esiste un evidente “triangolo maledetto” rappresentato dal Termovalorizzatore di San Vittore del Lazio, dal consorzio SAF di Colfelice, dove confluiscono i rifiuti dell’intera provincia (e non solo), e la discarica di Roccasecca; appare evidente lo stato di disagio di un territorio che non può essere oggetto di ulteriori individuazioni per siti di interesse dal punto di vista del trattamento e dello stoccaggio di rifiuti, come del reso non può “accogliere” altri rifiuti provenienti dalla Capitale.

Inoltre, quale comune interessato, ricordo che nel comune di Cassino sono ricompresi ben tre siti ad alto rischio ambientale ovvero la discarica ubicata in località Panaccioni, il sito attenzionato denominato Nocione e la fabbrica dismessa “Ex Marini”.

Per tali siti devono essere attivate sia dalla Provincia di Frosinone che dalla Regione Lazio tutte le procedure previste dal D.Lgs 152 del 03 aprile 2006 e per le quali questo ente si è già attivato per quanto di sua competenza.

Il nostro è un territorio compromesso a livello ambientale e quindi non ha bisogno di certo dei rifiuti del comune di Roma. Il quale deve trovare una soluzione alla sua emergenza senza scaricare immondizia sugli altre province del Lazio. Sappiamo tutti che i termovalorizzatore di San Vittore è di proprietà di Acea, quindi, dopo tutto quello che è accaduto e sta accadendo sulla gestione del servizio idrico e degli impianti della nostra città se la struttura dovesse aumentare le tonnellate di cdr da bruciare, sarebbe l’ennesima violenza da parte della società romana nei confronti del Lazio meridionale».

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