Il primo rapporto sul capitale naturale in Italia valuta anche il valore economico della natura

È stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente il Primo Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia. Potrebbe essere uno di quegli eventi che non fanno rumore, ma che segnano un passaggio rilevante nelle modalità con le quali misuriamo ciò che conta per le nostre economie. Non si tratta di una pubblicazione specialistica che si aggiunge al ricco panorama internazionale di titoli e autori qualificati in materia, ma di un Rapporto ufficiale, istituzionale – al quale hanno collaborato anche 9 esperti (tra cui Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile) – che ha coinvolto ben 10 ministeri e diverse istituzioni pubbliche, in applicazione a una norma approvata dal Parlamento (l’art.67 della legge 221/2015).

Il Rapporto dovrebbe essere inviato ogni anno al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’economia e Sostieni la ricerca in Neuromed: Metti la tua firma sul futuro della ricerca Sanitariadelle finanze, corredato di informazioni e valutazioni sugli effetti delle politiche pubbliche sul capitale naturale e sui servizi ecosistemici.

Non si tratta di un rapporto sullo stato dell’ambiente, ma di un’analisi sia degli stock – il capitale naturale – sia dei flussi da esso generati – i servizi ecosistemici – puntando a quantificare, in termini fisici e monetari, gli asset (i beni suscettibili di valutazione economica) da questi forniti.

Certamente i valori della natura non sono solo economici (per esempio la biodiversità), ma trascurare o sminuire il valore anche economico degli asset del capitale naturale porta a scelte antieconomiche (con costi superiori ai benefici economici) fatte in nome dell’economia, oppure a prezzi di mercato che non riconoscono il valore reale dei beni.

Per esempio la quantificazione anche monetaria dei danni agli asset del capitale naturale causati dalla crisi climatica aiuterebbe a meglio valutare sia i vantaggi economici reali delle fonti energetiche rinnovabili, sia i costi effettivi delle fonti fossili. Misure per stimolare la ripresa dell’economia –per fare un altro esempio- indifferenti alla riciclabilità dei prodotti e all’impiego nelle produzioni di materiali derivati dal riciclo dei rifiuti, sottovalutando il valore effettivo delle risorse naturali prelevate, in realtà produrrebbero danni all’economia del futuro.

Forse il valore aggiunto principale di questo Rapporto sta nelle “Raccomandazioni” – dirette ai decisori politici – che mirano al rafforzamento di un aspetto strategico di una green economy, il capitale naturale del Paese, con azioni di prevenzione, di ripristino, di aumento della resilienza, di gestione e di valorizzazione ecosostenibili.

Fornendo, per esempio, una maggiore capacità di valutazione dei reali impatti dei sussidi e degli incentivi pubblici sugli asset del capitale naturale ed anche di valutazione dei ritorni economici degli investimenti nel sistema della aree naturali protette e per lo sviluppo delle infrastrutture verdi.

FONTE: Huffington Post

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