Migranti. Vertice di Tallinn: dalla di Germania alla Spagna tutti contro l’apertura di altri porti Ue

Il vertice dei ministri degli Interni europei a Tallinn è solo all’inizio. Ma una cosa è già chiarissima: nulla è cambiato rispetto ai giorni scorsi. I cosiddetti “partner” dell’Italia non intendono in alcun modo farsi carico dei migranti che arrivano sulle coste della Penisola. Al massimo sono disposti a stanziare un po’ di soldi per convincere Libia e Tunisia a creare zone di ricerca e soccorso in mare nelle loro acque. “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio“, ha chiuso il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere arrivando alla riunione. Di lì in poi è stato un coro: da Madrid ad Amsterdam tutti d’accordo. “Non sarebbe la soluzione”, è la versione ufficiale. Come dire: serve ben altro. Che cosa, si vedrà. L’altro obiettivo di Roma è arrivare all’approvazione di un codice di condotta delle organizzazioni non governative che regoli vari aspetti operativi della loro attività di salvataggio. Nei primi sei mesi del 2017, il 35% dei migranti sbarcati in Italia è stato soccorso dalle loro navi.

Estonia: “Solidarietà deve venire da dentro, non si può forzare nessuno” – “La Francia è profondamente preoccupataper la situazione nel Mediterraneo centrale”, ha detto invece il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian dopo il suo incontro alla Farnesina con Angelino Alfano prima della conferenza dei paesi di transito. “Il vertice dei ministri degli Interni che si svolge oggi a Tallinn dovrebbe consentire di mettere le basi per una risposta europea al fenomeno” migratorio, ha aggiunto il ministro francese sottolineando che “è priorità europea e non solo della Francia o dell’Italia collaborare su un paese chiave come la Libia che deve uscire dalla crisi”. Il ministro degli Esteri estone, Sven Mikser, ha commentato che “la solidarietà deve venire da dentro” e “non è possibile forzare nessuno”. Il ruolo “della nostra Presidenza è quello di facilitare il dialogo tra le diverse posizioni europee”.

Il nodo dei fondi per Libia e Tunisia – Altro nodo da sciogliere sarà quello dei contributi degli Stati membri al Fondo per l’Africa. Le risorse dovrebbero servire a mettere in piedi costruire “soluzioni” sulla sponda sud del Mediterraneo. Ma degli 1,8 miliardi di euro chiesti dalla Commissione europea sono arrivati solo 89 milioni, principalmente da Italia e Germania. La Francia ne ha versati solo tre. Gli Stati poi si stanno accapigliando da mesi sui fondi per la diaria della guardia costiera impegnata nella formazione in Libia: una battaglia per 163mila euro. Servirebbero poi ulteriori stanziamenti per convincere la Tunisia a dichiarare a sua volta un’area di salvataggio. “Invece di agire per salvare vite e fornire protezione, i ministri degli Esteri europei stanno vergognosamente dando priorità a irresponsabili accordi con la Libia nel disperato tentativo d’impedire a migranti e rifugiati di raggiungere l’Italia”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa, presentando proprio giovedì il rapporto ‘Una tempesta perfetta. Il fallimento delle politiche europee nel Mediterraneo centrale’. “Gli stati europei hanno progressivamente abdicato a una strategia di ricerca e soccorso in mare che stava riducendo il numero di morti in mare per una che invece ha causato migliaia di annegamenti e che ha costretto uomini, donne e bambini disperati a restare intrappolatiin Libia, esposti a terribili violenze“.

FONTE: Il Fatto Quotidiano

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