Libri da scoprire- Da Nikolaij Gogol’ a Paolo Villaggio: il Cappotto

di Martina Salvatore

TITOLO: Il Cappotto

AUTORE: N.Gogol

GENERE: Comico grottesco fantastico

Comincia a far freschetto e con le prime piogge si pensa subito a giacche e maglioni ed è proprio di un cappotto che vogliamo parlarvi oggi.

Anche oggi siamo in Russia, a Pietroburgo (cercheremo un’altra metà per il viaggio di sabato prossimo, promesso!) per raccontarvi la vita di un “impiegatuccio”Akakaij Akakievič sottomesso dal potere, dalla gerarchia e dal mondo delle apparenze le cui avventure comiche si intrecciano ad elementi patetici.

In realtà la comicità del racconto è solo apparente: Akakaij è un personaggio troppo tragico per essere comico.

Secondo quanto sostenuto dalla critica formalista, quello di Gogol’ sarebbe soltanto un enorme gioco letterario, un’Artattoo Cassino apologia del grottesco al fine di far ridere attraverso le lacrime. Ridere, dunque, di un riso amaro. Gogol però non aveva alcun intento sociale, se “Il Cappotto” appare un racconto accusa esso lo è solo perché l’accusa ne deriva liberamente, quasi autonomamente, dalla descrizione della vicenda stessa. Infatti quando Gogol racconta di Akakaij e dei suoi superiori che lo deridono non lo fa con tono accusatorio bensì li descrive asetticamente mostrando come sia la gerarchia ad incattivire gli uomini.

Il racconto, quindi, gira attorno ai risparmi ed al desiderio del protagonista di comprare una nuova mantella, poiché la sua è talmente lisa che è il costante oggetto dello scherno dei suoi colleghi e superiori.

Vi proponiamo un piccolo estratto. Per darvi un’idea di quanto logoro sia ormai il cappotto del povero Akakaij:
[…] «Che razza di roba è?» disse Petrovič, mentre squadrava col suo unico
occhio l’uniforme di Akakij Akakievič dal colletto alle maniche, alla schiena,
alle falde, alle asole, roba che però gli era tutta già ben nota perché lavoro
suo. Questa è l’abitudine dei sarti; questa è la prima cosa che fanno nel
vedervi.
«E io, ecco, che cosa, Petrovič… il cappotto, già, il panno… ecco vedi,
negli altri posti regge bene, s’è un po’ impolverato e sembra vecchio, ma
invece è nuovo, solo che in un posto è un poco così…. sulla schiena, e poi
anche su una spalla s’è un poco consumato; sì, ecco, su questa spalla un
po’… ecco tutto. E non c’è tanto lavoro…»
Petrovič prese la «vestaglia», e la distese sulla tavola, la esaminò a
lungo, scosse la testa e allungò la mano verso la finestra per prendere la
sua tabacchiera rotonda con il ritratto di un generale, quale precisamente
non si sa, perché il punto dove si trovava la faccia era stato sfondato dal
dito e poi rattoppato con un quadratino di carta incollata. Annusato il
tabacco, Petrovič allargò la «vestaglia» fra le mani e la esaminò controluce e
di nuovo scosse la testa. Poi la rovesciò dalla parte della fodera e di nuovo
scosse la testa, di nuovo levò il coperchio con la carta incollata sopra il
generale e, riempitosi il naso di tabacco, chiuse la tabacchiera, la ripose e
finalmente disse:
«No, non si può riparare: è in cattivo stato!»
A queste parole il cuore di Akakij Akakievič ebbe un balzo.
«Come non si può, Petrovič?» disse con voce quasi supplichevole, da
bambino, «è consumato soltanto sulle spalle, tu devi pur avere dei pezzi di
stoffa da metterci…»
«Certo, i pezzi si possono trovare, i pezzi si trovano,» disse Petrovič, «ma
è cucirli che non si può: è roba completamente marcia, come la tocchi con
l’ago, ti si disfa in mano.»
«Che si disfi pure, tu subito ci metti una pezza.»
«Ma non c’è dove poggiarle le pezze, non c’è presa, è troppo logoro
ormai. Non è panno questo, ma gloria: come soffia un po’ di vento vola
via.»
«E tu appunto rinforzalo. Come sarebbe a dire, così, davvero, questo!…»
«No,» disse deciso Petrovič, «non si può far nulla. È una brutta faccenda».

Ristorante Pizzeria La Cortiglia - VallerotondaFinalmente arriva il momento dell’acquisto. La mantella sembra dare ad Akakaij quella sicurezza in se stesso e l’approvazione dei colleghi che fino ad allora aveva bramato. Ma cosa succede? In cosa si plasma l’elemento fantastico del racconto? Ve lo lasciamo scoprire leggendo l’opera di Gogol nella quale, sicuramente, ritroverete il compianto Ragionier Fantozzi.

Lo stesso Paolo Villaggio in diverse interviste affermava :”La figura del sottomesso è una figura storica. In ogni cultura c’è sempre la distinzione tra il padroni e i sottomessi. […] La condizione di umiliazione è forse il modo per descrivere esattamente tutto il proletariato russo dalla sua nascita fino ai giorni nostri. Mi sembra che la cosa non sia molto cambiata, c’è ancora una differenza tra il lavoratore russo e i turisti pieni di rubli che invadono il mondo. Fantozzi e Akakievič appartengono alla stessa schiera degli umiliati”.

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