Libri – La Perestrojka ed i tesori che ne sono saltati fuori: alla scoperta di Ljudmila Petrushevskaja

di Martina Salvatore

La Russia ospita il mondiale di calcio e la squadra nazionale porta a casa dei bei risultati, ma nel mondiale della letteratura i russi sono sempre sul podio.

Pamela,or the virtue rewarded un romanzo di Samuel Richardson

Oggi parliamo di una scrittrice russa contemporanea: Ljudmila Petrushevskaja che ha vissuto la prima parte della sua vita privata e professionale sotto il giogo dell’unione sovietica. Le sue opere, infatti, furono censurate dal regime e pubblicate solo dopo la perestrojka. Nonostante il
terrore sovietico le tenesse il fiato sul collo la Petrushevskaja produsse numerose opere, soprattutto racconti brevi. In un’intervista rilasciata al Financial Times affermò che il Novy Mir (importante testata russa) non poteva ne pubblicarla e tantomeno proteggerla dal regime poiché quelli erano tempi sanguinosi e la sua prosa le avrebbe garantito la prigione o anche di peggio.  Dopo il governo Gorbachev riuscì a pubblicare tutte le opere ed i suoi racconti sono stati tradotti in otre 30 lingue.

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Vi proponiamo la raccolta “C’era una volta una donna che cercò di uccidere la figlia della vicina”. La dimensione del racconto per la Petrushevskaja è congeniale alle sue esigenze narrative, poiché dal punto di vista stilistico si ispira ai grandi scrittori del passato: Puškin, Gogol’, Čechov e Solženicyn, inoltre le vicende narrate sono descritte sotto la luce folklorica e fantastica in cui realtà ed elemento magico e superstizioso si fondono determinando una sorta di straniamento nel lettore. Questa raccolta contiene elementi mistici ed allegorici usati come flitro, ma anche come luce per chiarire il buio periodo sovietico.

Vi proponiamo l’incipit di uno dei racconti contenuti nella raccolta: La Mano, un racconto ambientato durante la seconda guerra mondiale in cui il mondo dell’oltretomba sembra voler dialogare con i vivi.

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“Durante la guerra un colonnello ricevette dalla moglie una lettera in cui lei gli parlava della sua grande angoscia e lo pregava di tornare perché aveva paura di morire senza rivederlo. Il colonnello cominciò subito a darsi da fare, tra l’altro lo avevano da poco insignito di una decorazione, così gli concessero tre giorni di licenza. Un’ora prima, però, che il suo aereo atterrasse la moglie morì. Lui pianse, seppellì la moglie e ripartì in treno, ma all’improvviso si rese conto di aver perso la tessera del partito. Frugò in mezzo alle sue cose, tornò alla stazione, tutto con grande difficoltà, ma non trovò nulla e alla fine tornò a casa. Lì si addormentò e nella notte gli apparve la moglie: gli disse che la tessera del partito era nella sua bara, sul lato sinistro; era caduta quando lui l’aveva baciata. La moglie gli disse pure di non sollevare il velo funebre dal suo viso. Il colonnello fece come gli aveva detto: dissotterrò la bara, la aprì, vide accanto alla spalla della moglie la tessera del partito, ma non seppe resistere e sollevò il fazzoletto che le copriva il viso. La moglie sembrava via, solo sulla guancia sinistra aveva un vermetto. Lui lo scacciò con la mano, ricoprì il viso con il velo e fece seppellire di nuovo la bara…”.

Cosa accadrà al colonnello?

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