Una lettura “da caminetto” piacevole e che incuriosisce: i Racconti di Pietroburgo

di Martina Salvatore

TITOLO: Racconti di Pietroburgo

AUTORE: Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Si avvicina il Natale e la conseguente corsa affannosa allo shopping natalizio in vista del consueto scambio di regali sotto l’albero. Noi vi proponiamo una lettura leggera, ma piacevole accanto al caminetto: i Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Vasil’evič Gogol’.

Gogol’ è uno degli autori cardine della letteratura russa la cui opera è stata a lungo dibattuta dalla critica: da una parte la ricezione estremamente realista, dall’atra la critica formalista vede nell’opera gogoliana un’iperbolizzazione del grottesco e del paradosso attraverso espedienti semantici e fonici, trasformando in ironia anche i momenti di grande melodrammaticità.

I racconti di Pietroburgo è una raccolta postuma che comprende cinque racconti 3 della precedente raccolta Arabeschi e due successivi Il Naso ed Il Cappotto (di cui già vi abbiamo parlato qui), dunque, costituisce un dipinto ironico e fantastico della Pietroburgo ottocentesca.

Vogliamo incuriosirvi raccontandovi cosa succede nel racconto Il Naso.

Il Naso, apparso per la prima volta nel 1836 sulla rivista Il Contemporaneo è un racconto fantastico che, come nella Metamorfosi di Kafka, si apre con un avvenimento fantastico: il protagonista l’assessore di collegio Kovalev si sveglia senza il suo naso e un naso si trova nel panino del barbiere Ivan Yakolevič.

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Tutto il racconto si snoda nell’affannosa ricerca del povero Kovalev di questo suo naso scomparso che ha ormai una vita tutta sua, indipendente e gira per Pietroburgo in uniforme dorata. La perdita del naso è per il protagonista una sorta di mutilazione sociale che si configura come una ostinata necessità di apparire per presenziare in società. Una società, quella russa dell’epoca, ingabbiata nelle rigide regole burocratiche figlie delle riforme di Pietro I e scandita dalla “tabella dei ranghi”, ovvero un elenco di tutte le posizioni sociali di ciascun funzionario al servizio dello Zar, indipendentemente dalla sua estrazione.

[…]Per decenza Ivàn Jakovlèvic si mise il frac sopra la camicia e, sedutosi a tavola, prese del sale, preparò due teste di cipolla, impugnò il coltello e, assunta un’espressione ispirata, si accinse a tagliare il pane. Tagliato il pane a metà, gettò un’occhiata nel mezzo e, con suo stupore, vide qualcosa che biancheggiava. Ivàn Jakovlèviè la sfrugacchiò cautamente con il coltello e la tastò con un dito:

«Solido?» disse fra sé, «cosa può essere?» Ficcò dentro le dita e tirò fuori un naso… Ivàn Jakovlèvic si senti cascare le braccia; cominciò a soffregarsi gli occhi e poi tastò di nuovo: un naso, proprio un naso! e per giunta, a quel che sembrava, anche in un certo senso conosciuto. Lo spavento si dipinse sulla faccia di Ivàn Jakovlèviè. Ma questo spavento era niente in confronto all’indignazione che s’impadronì di sua moglie.

«Dov’è che hai tagliato questo naso, specie di belva!» si mise a gridare con ira. «Mascalzone! Ubriacone! Andrò io stessa a denunciarti alla polizia. Specie di brigante! Già da tre persone l’avevo sentito dire che, quando fai la barba, maltratti a tal punto i nasi che non si capisce come ancora si reggano.»

Ma Ivàn Jakovlèviè era più morto che vivo. S’era accorto che quel naso d’altri non era che dell’assessore di collegioRistorante Pizzeria La Cortiglia - Vallerotonda Kovalèv, al quale faceva la barba ogni mercoledì e ogni domenica.

«Fermati, Praskòvija Osìpovna! L’avvolgerò in un cencio e lo metterò in un angolo; ora stia là, poi lo porterò via». Comincia così l’avventura del nostro Kovalev, un’avventura che comincia in un’atmosfera completamente magica fer finire in una situazione normalissima, ma come finirà?

Gogol’ è fondamentale nella letteratura russa, talmente importante che Dostoevskij in una celebre affermazione che “Siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol’!.”

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