Killer di Berlino ucciso nella sparatoria di Sesto San Giovanni dopo un controllo della polizia. “Documentato il suo passaggio alla stazione di Milano”

La corsa di Anis Amri, il 24enne tunisino ricercato per la strage ai mercatini di Natale di Berlino, è stato ucciso in una sparatoria a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano con la polizia. Dopo le prime indiscrezioni di alcune agenzie, la notizia è stata confermata dalla Germania e “senza ombra di dubbio” dal neoministro dell’Interno italiano Marco Minniti, nel corso di una conferenza stampa. L’identificazione della vittima è arrivata sia dai tratti somatici sia dalla comparazione delle impronte. L’uomo è stato fermato intorno alle 3 di questa notte nel comune alle porte del capoluogo lombardo da una pattuglia del commissariato di San Sesto Giovanni per un controllo dei documenti e ha reagito sparando. Gli agenti hanno risposto ai colpi e lo hanno ucciso.

La pattuglia della polizia è arrivata nella notte in piazza Primo maggio, di fronte alla stazione, dopo aver ricevuto una segnalazione. Una volta sul posto gli agenti hanno chiesto i documenti ad Amri che ha estratto una pistola calibro 22 dallo zaino e, urlando non “Allah Akbar” come riferito in un primo momento ma “poliziotti bastardi”, ha sparato ferendo alla spalla uno dei due poliziotti. Questi hanno risposto al fuoco e hanno ucciso l’aggressore. L’uomo non aveva con sé i documenti. L’agente ferito, Christian Movio, 36 anni, è stato portato all’ospedale di Monza: le sue condizioni non sono gravi. L’altro agente che ha reagito al fuoco, rimasto illeso, è Luca Scatà, 29 anni, originario di Canicattini, in provincia di Siracusa, in prova al Commissariato di Sesto San Giovanni. Gli abitanti in zona hanno riferito di aver sentito degli spari, di essersi affacciati alla finestra e di aver visto l’uomo a terra mentre gli agenti cercavano di rianimarlo e un poliziotto che si teneva un braccio.

La dinamica è stata ricostruita da Minniti in conferenza stampa. “Questa notte alle tre del mattino a Sesto San copyshop-cassinoGiovanni nel corso di normale attività di controllo del territorio una pattuglia della polizia di stato ha fermato una persona che si aggirava con fare sospetto. Nel momento in cui è stato fermato, l’uomo, senza esitare, ha immediatamente estratto una pistola e ha sparato nei confronti dell’agente di polizia che gli ha chiesto i documenti”, ha affermato il ministro. “Immediatamente la pattuglia ha reagito. La persona che ha aggredito la nostra pattuglia è stata uccisa”.

Amri sarebbe arrivato in treno da Chambery, nel sudest della Francia, sarebbe transitato per Torino – dove sarebbe rimasto qualche ora, tra le 20,30 e le 23 – per poi arrivare alla Stazione centrale del capoluogo lombardo all’una di notte. Un paio d’ore dopo, l’esito finale nella vicina Sesto San Giovanni, nella piazza davanti alla stazione ferroviaria. A testimoniare il tragitto, un biglietto ferroviario che gli sarebbe stato trovato nello zaino. A quanto si apprende da fonti investigative, il terrorista non aveva un telefono addosso, ma sembra che cercasse contatti a Sesto San Giovanni.

La vicenda “può portare a sviluppi futuri”, ha affermato Minniti. L’indagine sulla sparatoria sarà condotta dalla procura di Monza, l’Antiterrorismo di Milano invece ha aperto un fascicolo per 270 bis, terrorismo internazionale. Come è emerso nei giorni scorsi, Amri ha trascorso cinque anni in Italia, dopo essere sbarcato a Lampedusa nel 2011 presentandosi come un minore non accompagnato, di cui quattro in carcere tra Catania e Palermo. Era stato condannato per disordini nel centro di accoglienza dove era ospitato. In Italia c’è “un livello elevato di controllo del territorio”, ha continuato il ministro dell’Interno, e ciò “ha consentito nell’imminenza dell’ingresso nel nostro Paese di una persona in fuga in tutta Europa di identificarlo e neutralizzarlo. Vuol dire che c’è un sistema che è capace di funzionare”. “Siamo molto grati alle autorità italiane per la stretta collaborazione”, ha detto il portavoce del ministro degli Esteri tedesco nella conferenza stampa di governo a Berlino.

FONTE E FOTO: Il Fatto Quotidiano

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