Il filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio a Cassino per la presentazione del suo ultimo saggio

CASSINO – Verrà presentato a Cassino venerdì 28 aprile “Regressione suicida – Dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro”, il nuovo saggio filosofico del noto scrittore catanese Salvatore Massimo Fazio. Dopo l’exploit di pubblico e il successo di critica riscosso per tutta la penisola, l’autore sceglie la prestigiosa associazione culturale “Pentacromo” per esporre il proprio pensiero, particolare ed erudito, sull’esistenza, espresso nella teoria del nichilismo cognitivo, corrente filosofica di cui lui stesso è esponente.

L’appuntamento, al quale parteciperanno anche gli scrittori e giornalisti Paola Caramadre, Francesco Giampietri e Pasquale Beneduce è fissato per le 17.30 in via Bellini 7: accompagneranno la presentazione le letture a cura di Vera Cavallaro e Valerio Comparelli, le musiche del maestro Federico Farci e l’esposizione artistica della pittrice Vincenza Rotondo.

A cinque anni dal successo di Insonnie, l’eclettico scrittore ha nuovamente il coraggio di spalancare il suo universo emotivo e lo fa con un pregevole e sapiente saggio, di caratura nazionale e apprezzato a più livelli, che lo ha portato tra i finalisti del prestigioso concorso nazionale di Filosofia “Le figure del pensiero”, indetto dall’Associazione Professionisti Pratiche Filosofiche di Certaldo (FI), giunto alla sua 11° edizione.

Partendo dalla sinéité in Cioran e procedendo col terrore in Sgalambro, nel libro si effettua una vera e propria seduta chirurgica, volta a sezionare la stupidità dell’uomo per ricompattarla, trasformandola in un’unica azione possibile: regredire – ovvero resistere, fare un passo indietro – nel concetto di suicidio.

C’è, insomma, tutto Fazio in questo libro: c’è il confronto, acceso e irripetibile, tra due mostri sacri della filosofia esistenzialista che ne hanno inevitabilmente influenzato la vita e il pensiero: un’imperdibile discussione a distanza nel tempo e nello spazio tra le istanze cognitive del primo, di origini romene, di cui Fazio sottolinea il lirismo che diventa lo stile espressivo del suo filosofare, e il siciliano Manlio Sgalambro, che è il filosofo pessimista, nichilista – o «tuttista» come preferisce lui – ma anche lo chansonnier ironico vecchio stile che swinga e induce al sorriso, autore delle liriche più belle, passate alla storia della musica italiana attraverso la voce di Franco Battiato.

E c’è tutta la sua pars costruens in un tentativo di gettare definitivamente le istante epistemologiche del suo pensiero, il nichilismo cognitivo, allontanandosi così dai padri che negavano l’esistenza della realtà e di ogni valori, fornendo così, a dispetto del titolo, che ai più può sembrare inquietante o irreparabilmente distopico, un messaggio di speranza: la regressione è un atto positivo di accettazione.

E, dunque, la domanda sorge spontanea: mentre finge di raccontarli in maniera critica, Cioran e Sgalambro, con tutto l’orrore e la disperazione che gli hanno procurato, lasciandolo “insonne”, Fazio ha raggiunto la maturità per “mangiarsi” i suoi maestri?

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