Economia. Panetta (Angeli della Finanza): “Uscire dall’euro per aumentare esportazioni e competitività”

CASSINO. Gli Angeli della Finanza si schierano per l’uscita dall’euro allo scopo di rimettere in carreggiata il Paese. «L’Italia ha buoni motivi per uscire dall’euro, moneta che rappresenta allo stesso tempo la “Lira forte” e il Marco debole»- sono le parole di Domenico Panetta fondatore dell’Associazione Angeli della Finanza, nata per coadiuvare persone e imprenditori in cerca d’aiuto per motivi legati alla crisi degli ultimi anni.

«La debolezza strutturale della nostra economia ha fatto sì che l’euro si rivelasse una camicia di forza inidonea a mantenere livelli occupazionali e di industrializzazione consoni ad un paese sviluppato, relegandoci a paese in via di sviluppo. Al contrario, l’adozione di un Marco debole, ossia l’Euro, ha consentito ai nostri principali competitor, i tedeschi, di accrescere Pil e occupazione riempiendo il Sud Europa con le loro merci vendute fraudolentemente a buon mercato».

«La caduta occupazionale nel nostro paese- aggiunge Maurizio Gustinicchi (Economista)- è oramai strutturale e l’equazione matematica che si nasconde dietro l’Euro, “l’equivalenza intertemporale dei saldi”, costringerà il Sud Europa a comprimere i Artattoosalari, peggiorare le condizioni di lavoro, tagliare la spesa per la protezione sociale, soffocare ricerca, investimenti ed innovazione tecnologica. E’ oramai noto, e anche Blanchard ex Fondo Monetario Internazionale lo ammette, che gli imprenditori investono ed assumono solo se il mercato offre prospettive di utili a breve termine e i consumatori acquistano solo in presenza di buone prospettive di reddito di breve periodo. Tutte cose che l’equivalenza intertemporale dei saldi non consentono di avere. In pratica, l’Euro, comprimendo investimenti e consumi, sta relegando l’Italia a paese colonizzato (dai tedeschi) e condannato ad una stagnazione secolare dalla quale non si salveranno nessun individuo e nessun settore economico, basti guardare cosa accade alle Banche, ai media (Sole 24 ore e Unità) e alla grande distribuzione organizzata (molti marchi abbandonano il paese)».

«Il nostro- continua il fondatore Domenico Panetta- è un paese la cui economia ha fortemente bisogno di export per rilanciare il PIL e solamente l’abbandono di un cambio fisso forte (perché l’Euro questo è) consentirebbe alle nostre aziende di aumentare la produzione di quel tanto da rilanciare sistema industriale ed occupazione. E’ per questo che auspichiamo il ritorno alla Lira normale (in luogo della lira forte). In fondo, anche la Repubblica Ceca in questi giorni ha fatto lo stesso passo, essa aveva la moneta “ancorata” all’Euro (in gergo tecnico si dice “peggata”) e non ha esitato a togliere il peg, a dimostrazione che l’Euro è una costruzione traballante oggi che ancora è attivo il QE di Mario Draghi e della BCE. Quando anche la BCE sarà costretta dai tedeschi a smettere di sostenere i bassi tassi d’interesse sui titoli di stato di mezza Europa, ci sarà da ridere e da ballare…sul Titanic!».

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