Cassino- Progetto “Mille e una speranza”, Leone: “Stiamo procedendo alla liquidazione degli aventi diritto”

CASSINO. «Da Venerdì mattina gli uffici della ragioneria stanno procedendo ai mandati di pagamento per le 87 famiglie che da graduatoria hanno diritto al contributo di solidarietà di 1.000 euro. Un progetto, chiamato “Mille e una speranza”, partito a dicembre e chiuso a marzo. Questo fa una buona amministrazione: concretezza. Accorciare i tempi della burocrazia, soprattutto quando la materia è il sociale, deve essere il nostro impegno. Un augurio di cuore a tutti coloro che hanno potuto usufruire»- sono le parole rilasciate dall’assessore ai Servizi Sociali del comune di Cassino Benedetto Leone e affidate ad un comunicato.

«Queste risorse fanno parte del progetto SosteniAmo in cui in nove mesi siamo stati capaci di convogliare più di duecento mila euro. Stiamo lavorando per destinare aiuti alle famiglie residenti nella nostra città in maniera molto diretta e veloce. I destinatari degli 87 mila euro sono stati per la maggior parte italiani ma anche
stranieri, occupati e disoccupati. Non avuto modo di fare la richiesta coloro che già hanno avuto degli aiuti per quest’anno ed abbiamo innalzato l’Isee per accedere al beneficio a 4000 euro contro i 2500 usuali- ha continuato Leone che poi ha concluso- voglio ringraziare il Consorzio dei servizi sociali del Cassinate grazie al quale abbiamo potuto attivare l’iter del progetto “Mille e una speranza”. Tale iniziativa, infatti, rientra in un percorso più organico e strutturale per l’aiuto a famiglie in difficoltà. Come ho avuto modo di dire anche nella conferenza stampa di presentazione, nessun smartphone di ultima generazione potrà essere comprato con questi soldi. I fondi che saranno liquidati ai nostri concittadini serviranno per l’acquisto di beni di prima necessità o corsi di formazione. Questo contributo di solidarietà non deve essere visto come l’ennesima e fine a se stessa forma di assistenzialismo ma, invece, come una opportunità di reinserimento non devono essere visti come l’ennesima ed inconcludente forma di assistenzialismo, ma come una opportunità di reinserimento, come uno strumento per normalizzare situazioni».

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