Cassino- Movida. L’ordinanza che punisce chi si attiene alle regole

di Simone Tescione

CASSINO. Mettiamoci d’accordo: se l’ordinanza che intende disciplinare la movida cassinate ha l’obiettivo di limitare le risse, il consumo di alcool ed i comportamenti facinorosi da parte di qualche banda di ragazzini che se le dà di santa ragione, ha fallito. Se l’intento, invece, è quello di spegnere la città mandando a dormire i residenti, allora è stata la scelta giusta. Anzi, forse neanche quello. Perché abbassare (se non stroncare) il volume della musica, o impedire che si beva all’esterno dei locali, non significa automaticamente che tutti rincasino e si risolva il problema.

Come stanno a testimoniare i recenti fatti di cronaca del fine settimana scorso, si può ugualmente fare baccano (tenendo svegli i residenti), darsele o ubriacarsi anche con l’ordinanza atto. Che poi, tra l’altro, è tutto da vedere se le risse che vengono a scatenarsi siano provocate dall’eccessivo consumo di alcool. Per alcuni sembra che ormai sia una deduzione fatta: rissa uguale ubriachi. Può darsi in qualche caso, ma non è sempre così, non è una regola. Alla base ci sono altri problemi, problemi evidentemente sociologici che un’ordinanza non può placare.

Bisogna capire a cosa punta il provvedimento, a mandare tutti a casa? Beh, la città non si svuota. Chi vuol stare in giro lo fa ugualmente, e se vuole bere beve, se vuole far uso di stupefacenti lo fa a prescindere.

E quindi cosa è cambiato da tre settimane e questa parte?

Sostieni la ricerca in Neuromed: Metti la tua firma sul futuro della ricerca SanitariaE’ cambiato che alla mezzanotte sulla città cala il silenzio che non sempre fa rima con legalità. E’ cambiato che è stata penalizzata la parte sana della movida, quella che vuol divertirsi non trasgredendo le regole che ora può decidere anche di bypassare Cassino per trascorrere la serata per non avere il terrore di essere “beccata” a bere un prosecco fuori dal locale alle 00.01. E’ cambiato che gli esercenti hanno ridotto gli incassi perché, è vero, qualcuno a casa se ne torna, ma non è sicuramente la parte più “effervescente”.

Ma, soprattutto, il peggio di sé l’ordinanza lo causerà quest’estate, anche se D’Alessandro già si è detto disposto ad allentare le maglie della prescrizione. Come si potrebbe incentivare i turisti a venire a Cassino con la tagliola dell’ordinanza di Cenerentola? Con tutte le manifestazioni e gli eventi in programma (Festa della Birra su tutti) si può dare una scadenza ai brindisi?

Perché, che lo si voglia o no, i turisti, cioè quelli che portano i soldi in città e contribuiscono a far campare i lavoratori Artattoocassinati, la sera una birretta se la fanno, anche a mezzanotte e mezza, e magari ascoltando della musica a volume tollerabile.

La soluzione al problema non si trova schioccando le dita, ma l’illusione che si possa sanare il tutto chiudendo, negando, proibendo, non fa che penalizzare solo chi alle regole ci si attiene per davvero, perché gli altri agiscono a prescindere.

Il controllo da parte degli organi preposti nei punti nevralgici della città appare la soluzione più congeniale, ma la disciplina non spetta al sindaco. L’idea di multare chi fa il proprio lavoro o chi beve un bicchiere di bianco freddo all’aperto col caldo che avanza, è un’effimera illusione d’intransigenza che è solo dannosa alla movida e all’economia cassinate.

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