Cassino, ecco la sentenza: l’acquedotto ad Acea. Botta e risposta tra candidati

Alla fparticolare_dell_esternoine è arrivata la sentenza: il comune di Cassino è stato condannato a restituire ad Acea la gestione degli impianti idrici del centro cittadino. Piomba nel cuore della campagna elettorale la decisione del Consiglio di Stato che nomina contestualmente il commissario ad acta nella persona del Prefetto di Frosinone in qualità di incaricato a rendere esecutiva tale disposizione qualora il prossimo 19 giugno l’amministrazione risulti inadempiente. Si verrebbe a sanare la discriminazione coi quartieri periferici della città che già patiscono le batoste dell’ente privato classificando la città di Cassino come una di quelle con le bollette idriche più alte d’Italia. Ironia della sorte, ma mica tanto, se si ricorda che proprio Cassino ha le sorgenti tra le più ricche d’Europa.

Alla luce di quanto disposto dall’organo d’appello del TAR, gli altri candidati a sindaco vanno all’attacco sull’argomento: Carlo Maria D’Alessandro parla di «un’amministrazione inadempiente che ha preferito dormire sui problemi; se li avesse affrontati con il giusto tempismo adesso non ci saremmo trovati in questa situazione». Non risparmia stoccate neanche Tullio Di Zazzo che in una nota parla di Petrarcone  come un «re nudo davanti la verità”. «I cittadini di Cassino- si legge ancora– sono costretti a patire il più amaro disinganno circa le illusorie  rassicurazioni, diffuse a scopo di propaganda elettorale».

Da parte sua il sindaco uscente si difende per tramite di un suo documento fatto circolare nelle ore successive alla sentenza: «Noi non riconsegneremo gli impianti ad Acea- esordisce–  è un impegno che abbiamo preso con i nostri cittadini cinque anni fa e lo porteremo avanti anche nella prossima amministrazione…Non sarà di certo la nostra amministrazione, neanche nei prossimi 5 anni, a riconsegnare gli impianti ad Acea».

Inoltre il sindaco il Petrarcone tenta di passare subito al contrattacco invitando i suoi contendenti al ruolo di primo cittadino a firmare un documento promosso da egli stesso che induca a mantenere l’acquedotto di proprietà del comune tramite una legge speciale che lo consentirebbe. 

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