Caso Acea, la resa di D’Alessandro: «Rispetto sentenza ma non condivido. Fatto il possibile»

CASSINO. Arrivano le prime parole del sindaco D’Alessandro dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati del comune: «Prendo atto della pronuncia con cui il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta di sospensiva degli atti impugnati in relazione alla controversia tra Comune di Cassino ed ACEA ATO 5 per la consegna degli impianti del servizio idrico. Va precisato, però, che si tratta di un’ordinanza cautelare resa all’esito di un esame sommario ovvero come dice la stessa “ad un primo esame”, e confido che la sentenza che definirà il giudizio potrà approfondire le questioni che il comune ha avuto il dovere di sollevare- dichiara il sindaco in una nota ufficiale, che continua- è un dato di fatto che il commissario ad acta non ha proceduto come era prescritto come da legge e contratto ad individuare le opere di captazione e di derivazione che invece sono essenziali perché senza le stesse il servizio non può essere gestito».

«La circostanza singolare è che lo stesso giudice in una vicenda analoga del comune di Atina con la sentenza 2742/2014 ha così disposto: “La consegna di beni, impianti ed opere pertinenti il S.I.I. non può prescindere dall’attività di ricognizione delle opere di captazione, adduzione” per cui non si comprende davvero come lo stesso giudice del Consiglio di Stato abbia potuto non rilevare la circostanza anche nel nostro caso. – lamenta il primo cittadino di Cassino- le questioni poste dal comune di Cassino sono anche altre incluso il fatto che mentre la sentenza 2714 del 2015 escludeva dall’ordine la consegna materiale delle opere, il commissario ad acta ha ordinato la consegna delle chiavi. Fermo restando la piena fiducia nella giustizia, è innegabile che a volte accadano errori che possano esporre ad un utilizzo del servizio idrico senza titolo su diritti propri del comune e neppure trasferiti ad Acea quale l’ormai più che noto rapporto con Acqua Campania».

«Pertanto, nel prendere atto della decisione, che rispetto ma non condivido, mi riservo di esaminarla e di assumere gli atti conseguenti che dovessero risultare necessari. Non posso non replicare alle eventuali critiche di parte che ci saranno sull’azione da me posta in essere e di cui mi assumo la paternità, che la situazione che abbiamo trovato all’atto del nostro insediamento era stata determinata da una condotta della vicenda che non ha posto in luce gli attimi essenziali, che sono convinto non avrebbero portato alla sentenza del 2015. Una volta insediato non ho potuto che constatare che mentre gli uffici amministrativi avevano continuamente opposto ad ACEA e all’ATO la necessità di trovare una soluzione sulla questione di Acqua Campania, tutto questo non è mai stato rappresentato ad alcun giudice che anche a luglio non ha potuto non constatare, nel primo decreto cautelare, che certe questioni avrebbero dovuto essere poste già nel primo giudizio».

«La causa ovviamente non è conclusa ed avremo ancora l’occasione di puntualizzare la nostra posizione e forse di meglio farla comprendere, ma una cosa è certa: ciò fatto era il nostro dovere e dati i tempi era l’unica azione possibile»-queste sono le reazioni di D’Alessandro.

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